Con l’assemblea dei sindaci di Ato Toscana centro che ha approvato i piani economici finanziari (Pef) siamo entrati nella fase in cui i Comuni stabiliranno le nuove tariffe. Dopo due anni di pandemia, con i lockdown e relative chiusure forzate, l’aumento delle bollette e la guerra in Ucraina se le tariffe TARI venissero aumentate per le piccole e medie imprese si andrebbe incontro ad una tempesta perfetta. Secondo Confesercenti Prato l’obiettivo che si deve raggiungere nel nuovo piano tariffario deve essere quello di non aumentare i costi per cittadini, famiglie ed imprese, favorendo le imprese commerciali e gli artigiani, categorie che sostengono la crescita del nostro tessuto sociale.

Sappiamo perfettamente la situazione drammatica che si prospetterebbe nel momento in cui i Comuni deliberassero di aumentare la TARI. La Confesercenti di Prato come già più volte sottolineato, è pronta a collaborare con senso di responsabilità, ma da parte dei Comuni occorre una vera apertura e disponibilità nei confronti delle nostre imprese, che non possono assolutamente sostenere questa nuova improponibile mazzata Tari.


“Più che una tassa legata ad un servizio – sottolinea – Stefano Bonfanti presidente provinciale di Confesercenti – la Tari sembra essere ormai diventata un’imposta locale basata sulla superficie dell’attività e del tutto slegata dalla effettiva produzione di rifiuti e dall’efficienza dei sistemi di raccolta. Un tributo salatissimo, che praticamente in tutti i comuni non appare proporzionato né ai consumi prodotti né al servizio ricevuto e che sta mettendo in ginocchio le imprese del commercio e del turismo. Il prelievo della Tassa sui Rifiuti è cresciuto continuamente negli anni, non solo per le imprese ‘inquinanti’, ma anche per quelle più attente, che riciclano e producono meno rifiuti. È evidente, a questo punto, che occorra rivedere al più presto la struttura dell’attuale sistema di prelievo, ridefinendo con maggiore puntualità coefficienti e voci di costi in base al tipo e al quantitativo e qualità di rifiuti effettivamente prodotti, premiando piuttosto chi mette in atto azioni di riduzione della produzione dei rifiuti e chi ricicla. Occorre quindi non solo scongiurare gli aumenti ma anche provvedere ad una riduzione per quanto riguarda la tassa sui rifiuti. L’aumento dei costi è legato essenzialmente ai costi per smaltimento. È necessario che la politica locale di decida ad individuare e realizzare l’impianto termovalorizzatore che consentirebbe di chiudere il ciclo dei rifiuti ed evitare di spedire i nostri rifiuti non differenziabili in discariche e impianti del Nord-Italia a costi elevati”.